Obiettivo Luna, la NASA ritorna sul nostro satellite

RESOLVE rover RESOLVE rover NASA/Dmitri Gerondidakis
La NASA riparte alla conquista del nostro caro, notturno, satellite con due nuove spedizioni volte a studiare sia la possibilità di reperire materie prime, utili alla produzione industriale, che alla sostenibilità di una colonia nello spazio.

Gli insediamenti umani permanenti sui corpi celesti al di fuori della Terra sono un tema ricorrente della fantascienza. Col progredire della tecnologia e col crescere dei dubbi sulla sostenibilità a lungo termine della crescita della popolazione umana, l'idea della colonizzazione della Luna o di altri pianeti, per alcuni sembra essere un obiettivo fattibile oltre che utile. Inoltre, per via della sua vicinanza alla Terra, la Luna sembra essere il candidato ideale per una colonia umana nello spazio, tuttavia il programma Apollo, pur avendo dimostrato la fattibilità del viaggio, ha raffreddato gli entusiasmi per la realizzazione di una colonia lunare perché i campioni di roccia e sabbia riportati sulla Terra hanno dimostrato la quasi assenza sulla superficie lunare di quegli elementi chimici leggeri (idrogeno, ossigeno, carbonio, azoto) che sono essenziali per sostenere la vita. Ad ogni modo l'analisi chimica di campioni di rocce ignee lunari ha consentito una loro suddivisione in tre tipi principali: anortositi ferrose (rocce magmatiche), noriti (cioè rocce riche di magnesio) e basalti.

Composition of lunar soil - Credit by Hateras
Composition of lunar soil - Credit by Hateras
Numerose sono state le proposte per il tipo di moduli abitativi, i progetti si sono evoluti di pari passo alla conoscenza umana della Luna e alle possibilità offerte dalle tecnologie. Ma nonostante tutto la NASA abbia già lavorato ad alcuni progetti di colonizzazione, studiando possibili scenari auto sostenibili, questi risultano essere ancora troppo costosi e soprattutto ancora imprevedibili, e date le scarse conoscenze, si è preferito puntare su altri progetti sicuramente meno rischiosi e più proficui. In particolare la NASA è interessata a trovare, sulla superficie lunare, ossigeno (da estrarre dalla regolite, strato superficiale della Luna di materiale eterogeneo), acqua, silicio e metalli leggeri, come l’alluminio ed il titanio.

Per questa missione, il cui lancio è previsto per il 2018, è stato progettato un nuovo Rover lunare, chiamato RESOLVE, acronimo che sta per Regolith & Environment Science, and Oxygen & Lunar Volatile Extraction, già testato sul campo al Kennedy Space Center nei pressi di Orlando, in Florida.

Il compito principale di questo nuovo rover sarà quello di setacciare il suolo lunare per comprendere meglio la distribuzione di acqua ed ossigeno nella regolite, e si svolgerà presso il polo sud del nostro satellite.

In genere, l'insediamento di una colonia su un corpo celeste comporta la fornitura di grandi quantità di materiale per la costruzione della base stessa, nonché per altri utilizzi, compresa la schermatura dalle radiazioni. Per questo motivo la NASA sta cercando di trovare la possibilità di sfruttare i materiali presenti in situ per realizzare i suoi progetti, senza dunque dover esportare nulla dalla Terra. Inoltre, l'energia richiesta per lanciare oggetti dalla Luna verso lo spazio è molto inferiore a quella richiesta per eseguire la stessa operazione dalla Terra, il che permette alla Luna di fungere da sito di costruzione, estrazione ed esportazione di materiali o stazione di rifornimento per astronavi.


In contemporanea, un altro progetto, la cui data è prevista per il 2015, punta a studiare la possibilità di crescita di alcune piante sulla Luna. Questa iniziativa è guidata dal team del Lunar Plant Growth Habitat, i quali hanno intenzione di utilizzare contenitori delle dimensioni di un barattolo di caffè, destinati a proteggere le piante contro le condizioni ostili del clima lunare, dotati di diversi dispositivi, tra cui quello di irrigazione, sensori e monitoraggio video.

Quali sono le piante che la NASA manderà sulla Luna? I contenitori conterrano semi di rapa, basilico, e Arabidopsis thaliana, detta comunemente arabetta comune che farà da cavia. Quest'ultima sebbene non sia di alcuna particolare importanza agronomica, è molto studiata in quanto è utilizzata come organismo modello per le scienze vegetali. Se queste piante riusciranno a sopravvivere, c’è qualche possibilità di sviluppare anche un habitat autosufficiente per l’uomo.

Pare che in quest’ultimo progetto ci sia anche lo zampino di Google, che ultimamente si sta interessando ad alcune missioni spaziali, vedi il Lunar Google X-Prize che avrà termine proprio nel 2015, il 31 dicembre. Il Google Lunar X Prize offre un totale di $30 milioni di dollari statunitensi (23.891.800 €) di premio alla prima squadra privata a far atterrare un robot sulla Luna, il quale dovrà anche viaggiare per almeno 500 metri e trasmettere immagini e video in alta definizione. La prima squadra a riuscirci potrà reclamare il premio principale di $20 milioni (15.927.800 €), mentre per il secondo posto il monte premio è di $5 milioni (3.981.960 €). Ci sono anche altri premi in denaro per la squadra del robot che riuscirà a percorrere almeno 5 km, oppure fotograferà i resti del programma Apollo o altri oggetti di costruzione umana oppure verificherà la presenza di ghiaccio sulla Luna oppure ancora sopravviverà ad una notte lunare. Inoltre Space Florida offre un premio addizionale di $2 milioni di dollari (1.592.780 €) a tutte le squadre che lanceranno la loro missione dalla Florida.

Quanto al progetto dell'impianto vegetale della NASA, dopo l'atterraggio, i moduli avvieranno il processo di germinazione dei semi, e successivamente una volta terminato il processo, le piantine verranno riportate sulla Terra per ulteriori studi biologici e genetici. L’aria nel contenitore sigillato sarà sufficiente per circa o poco più di cinque giorni. La crescita dei semi sarà monitorata attraverso una videocamera, dai cinque ai dieci giorni.

Con questo progetto la NASA ritiene che gli sforzi attuati, produrranno ritorni su due fronti: la conoscenza sulla biologia extra terrestre delle piante, ed una maggiore conoscenza sulle possibilità di vita sulla luna. Infatti, le informazioni acquisite grazie alle piante può aiutare la ricerca spaziale ad affrontare meglio la questione riguardante la possibilità di vita (e lavoro) a lungo termine, degli esseri umani sulla Luna.

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