I campi elettromagnetici nella medicina rigenerativa e il ruolo della biorisonanza nei trattamenti cellulari

Medicina rigenerativa Medicina rigenerativa Rafael Kroetz/Fraunhofer
Cercando un pò nella vastità del Web, ho trovato moltissimi articoli riguardanti gli effetti che i campi elettromagnetici hanno sugli organismi viventi, e per questo oggi vorrei parlarvi di biorisonanza e nello specifico di un progetto di ricerca, che in parte mi ha interessato personalmente, che dimostra come i segnali elettromagnetici risonanti, nel range ELF, sono in grado di stimolare il differenziamento di alcune cellule staminali aprendo la strada a nuovi approcci in ingegneria biomedica, dei tessuti e nella terapia cellulare in medicina rigenerativa.

Un passo indietro...

Guardando nella storia, già ai tempi dei sacerdoti egiziani l’uomo aveva una certa familiarità nell’uso di strumenti radiestesici come pendoli e bacchette, e dagli scritti di Paracelso, sappiamo che la bacchetta da rabdomante ha svolto un ruolo speciale anche durante tutto il 15° secolo.

Nel 1925 Georges Lakhovsky, un ingegnere russo, ha pubblicato un libro intitolato "The Secret of Life", in cui ha rivelato che ogni essere vivente emette radiazioni (o segnali elettromagnetici), e che il nucleo di una cellula agisce come un circuito elettrico oscillante simile ad un trasmettitore e ad un ricevitore radio.
Nel 1945, il professor Burr del reparto di Medicina della Yale University, ha condotto una vasta ricerca durata sette anni confermando che tutti gli organismi viventi possiedono campi elettromagnetici complessi.
Negli anni 1950 e 1960, il dottor Reinhold Voll, un medico tedesco, dimostrò, sulla base di prove scientifiche, che l’iperfunzione (attivazione, stimolazione di un organo o sistema tramite agopuntura) riduce la resistenza elettrica (mW) di un meridiano correlato, ed è associata ad un aumento di conducibilità (mV). Analogamente, l’ipofunzione (funzionale rallentamento e degenerazione) aumenta la resistenza elettrica (mW) di un meridiano correlato, ed è associato ad una ridotta conducibilità (mV). L'applicazione clinica di queste scoperte divenne nota come elettro-agopuntura secondo Voll (EAV).

A partire dal 1960, il dottor Robert Becker dimostrò che la stimolazione elettrica a corrente continua può promuovere sia la guarigione di un osso che di altri tessuti e nel 1976, grazie al dottor Schimmel, nasce il “test Vega”, utile per trovare e misurare la resistenza di alcuni punti di agopuntura sul corpo umano, determinando in questo modo la validità di un rimedio nei confronti di un dato paziente.

Questi concetti sono giustificati dal fatto che ogni materia è composta di atomi, indipendentemente dal fatto che si parli di un virus, un batterio o di un essere umano, e a loro volta, gli atomi sono costituiti da particelle subatomiche che emettono energia seguendo modelli di frequenze molto specifiche.

Il concetto chiave: la biorisonanza

Con il termine Biorisonanza, si intende lo studio degli organismi viventi e delle loro vibrazioni e oscillazioni, ovvero descrive la situazione in cui la segnalazione di risonanza avviene all’interno di una struttura biologica (come un tessuto o una parte specifica di una cellula).

Il tipo più antico di risonanza biologica è la luce del sole, che toccando la pelle, innesca automaticamente reazioni come la creazione di pigmentazioni e la formazione di vitamina D.
Un altro tipo di biorisonanza è per esempio la stimolazione elettromagnetica selettiva di uno o più cationi biologici alla loro risonanza ciclotronica (ICR).

La fisica moderna sta intraprendendo un nuovo percorso di comprensione basato sulla teoria che la materia in sé non è reale come ci appare. Max Planck ha detto: “In realtà, non esiste una cosa come la materia. Ogni cosa è composta di oscillazione”.
E’ infatti ormai noto che i tessuti del corpo umano generano campi di energia elettromagnetica e che sia le molecole di acqua che le sostanze organiche hanno una propria frequenza di risonanza naturale all'interno del lontano infrarosso (FIR), e pertanto, vibrano vigorosamente a quella frequenza.

I campi energetici naturali del corpo sono alterati quando il tessuto diventa malato o danneggiato e ogni batterio o virus ha il proprio make-up molecolare e una specifica frequenza di risonanza. Alcune sostanze organiche possono avere anche più di una frequenza di risonanza, ma la loro somma va comunque a formare un’unica frequenza.

Dove siamo arrivati? 

Da recentissimi esperimenti si è dimostrato che attraverso l’uso di determinati segnali elettromagnetici nell’intervallo della bassa frequenza (ELF), si riescono ad attivare specifici percorsi biologici, ovvero particolari vie metaboliche. Alla base c’è proprio la scoperta dell’effetto della risonanza nei sistemi biologici che è coinvolto nella generazione di segnali di comunicazione mediante il trasferimento di informazioni molto specifiche e funzionali, a determinate frequenze ed intensità. L’energia utile coinvolta in questi studi, è risultata talmente bassa da far presumere che a questo fenomeno è specificatamente assegnato un effetto informazionale.

Grazie ad un gruppo di ricerca di scienziati italiani, siamo ora in grado di affermare che segnali elettromagnetici risonanti, nel range ELF, stimolano il differenziamento di cellule staminali embrionali in cardiomiociti attivando l’espressione di specifici geni di lineage cardiaco.
In poche parole, le cellule staminali cardiache (CSC) prelevate da campioni bioptici umani o da cellule staminali mesenchimali, possono essere auto-assemblate, in un secondo momento, in cluster pluricellulari ed utilizzate per rigenerare il miocardio infartuato: l’esposizione a 7 Hz alla risonanza di ciclotrone del calcio, è in grado di modulare il processo di differenziazione cardiogenico di cellule staminali cardiache.
Gli esperimenti sono stati effettuati su di un apparato specificatamente realizzato per tali sperimentazioni ed in grado di mantenere le cellule in coltura ad un’esposizione costante di un campo magnetico statico (µT-nT) in sovrapposizione ad un campo alternato ELF-EMF (tra 0 a 10 Hz). Semplicemente garantendo il parallelismo dei due campi, è possibile raggiungere la giusta frequenza di risonanza di ciclotrone dello ione considerato. L'obiettivo principale era infatti quello di voler controllare in modo preciso ed affidabile l’esposizione di cellule staminali eucariotiche e procariotiche a particolari campi elettromagnetici, cercando di mantenere un'affidabile ripetibilità e riproducibilità delle condizioni sperimentali e dei protocolli utilizzati.

Alla base di questo progetto c’era quindi la forte convinzione che esistessero delle condizioni di iono-risonanza ciclotronica in grado di stimolare risposte informazionali da parte delle cellule. È stato infatti ampiamente dimostrato che l’esposizione a campi elettromagnetici risonanti possa sintonizzare le cellule eucariotiche spingendole verso la differenziazione, la maturazione e la proliferazione.

Ricordando l’aspetto più difficile da trattare nell’insufficienza cardiaca, ovvero l’incapacità del muscolo cardiaco danneggiato di ripararsi, l’applicazione di campi magnetici alla frequenza di risonanza del Ca2+-, su cellule staminali cardiache umane, risulta essere il più grande e spettacolare risultato ottenibile. Effettivamente, la modulazione della proliferazione cellulare e la differenziazione specifica indotta dall’utilizzo di questo protocollo espositivo può rappresentare un efficace strumento mini-manipolativo e mini invasivo per migliorare la vita post infartuale di un paziente.

È inoltre molto probabile che esistano delle condizioni di ICR in grado di ridurre i tassi di proliferazione in linee cellulari di cancro, aprendo la strada a nuove tecniche curative.

In un quadro generale in cui non ci sono collegamenti tra la biologia e la fisica, e nello specifico tra la teoria dell’informazione, l’elettrodinamica quantistica e la teoria dei sistemi aperti, il concetto di segnalazione di risonanza può giocare un ruolo unificante in grado di colmare questa lacuna e personalmente ritengo che la possibilità di fornire uno nuovo strumento per aiutare a gestire la complessità biologica al capezzale del malato sia talmente attraente, che gli sforzi per scoprire e validare nuove tecniche curative dovrebbero essere in continua crescita, aiutandoci forse anche a trovare una risposta alla vecchia domanda sul fondamento della vita.

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