Ti trovi qui:Scienza e Tecnologia»Articoli»Science»Il Polo Nord sopravvivrà? Forse sì


Il Polo Nord sopravvivrà? Forse sì

Studi recenti, condotti dagli esperti della University College di Londra, suggeriscono che la calotta polare è più resistente di quanto si supponeva precedentemente.

Una ripresa del volume dei ghiacciai del tutto inaspettata

Il Polo Nord non morirà cosi velocemente come si era supposto in anni passati. Questo è quello che emerge da studi recenti condotti nel Regno Unito. La banchisa artica, infatti, sostengono gli scienziati britannici, è cresciuta di oltre il 40 per cento nel 2013, grazie a temperature più fredde di quanto ci si poteva aspettare.
I risultati della scoperta dimostrano che l’Artico, insomma, è più resistente di quanto si supponeva precedentemente e che la sua banchisa è persino in grado di riprendersi.

L’industria mediatica e catastrofista, sul riscaldamento globale, dovrebbe considerare la qualità delle sue affermazioni

Fatto questo che dovrebbe indurci, se dimostrato anche nel lungo periodo, a riconsiderare la natura delle affermazioni, quasi sempre di natura catastrofista, in tema di clima. Ed in verità come non notare, che in anni recenti, è nata una vera industria del riscaldamento globale? Scienziati e politici si sono spesso lanciati in previsioni di sciagure non sempre poggiandosi su basi scientifiche.
Ad esempio, lo scorso anno, in un importante rapporto del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico si era data una previsione cupa, dicendo che il ghiaccio marino artico era diminuito, dal 1979, a un tasso del 3,5-4,1 per cento per decennio.

Tre anni fa il professor Peter Wadhams della Cambridge University aveva persino previsto che l'Artico sarebbe stato libero dai ghiacci entro il 2015 - o nel 2016 al più tardi. Anche la prestigiosa US Navy, la marina militare degli Stati Uniti, nelle sue ricerche, un anno fa si era sbilanciata nel sostenere che lo scioglimento dei ghiacci polari permetterebbe la navigazione estiva del Mar Glaciale entro il 2030. Simili affermazioni sono inoltre venute da uomini politici quali ad esempio Al Gore e il vice presidente John Kerry. Tali valutazioni sembrano ormai improbabili sulla base dei risultati attuali.
Dal’altra parte, dall’altro capo del mondo, al Polo Sud, la Nasa sta dimostrando come i ghiacci antartici siano alla loro massima espansione dal 1979, anno in cui sono iniziate le rilevazioni sistematiche della temperatura e dell’estensione dei ghiacci.

I dati dello studio del 2013

I ricercatori dell’UCL hanno scoperto che il ghiaccio artico si era sciolto del 14 per cento tra il 2010 e il 2012 per poi aumentare in volume del 41 per cento due anni fa, quando si è verificata una delle estati polari più fresche dagli anni ’90.
Lo scorso autunno, sempre secondo le rilevazioni, il Polo si è sciolto solo del 6%, rimanendo più spesso rispetto al precedente 2010.

Gli scienziati hanno evidenziato come tra il 2013 ed il 2012, nel complesso, ci sia stato il cinque per cento in meno giorni in cui la temperatura è stata costantemente sopra lo zero, fattore che ha poi provocato la notevole riespansione e che ha destato il loro stupore.
Sebbene i modelli climatici ci dicono da tempo che il volume del Mar Glaciale sia in declino, quello che emerge dall’analisi condotta dagli Inglesi è che, se l’estate artica collabora, è possibile una ripresa di volume.

L’Artico e la sua rilevanza

L'Artico è un habitat significativo per la fauna selvatica, in particolare gli orsi polari, e si conosce molto bene la sua funzione di regolazione del clima a livello planetario. Molti scienziati sostengono che la sua fusione potrebbe comportare oceani più caldi e un aumento globale delle temperatura.

La prova della ripresa della banchisa

Gli esperti dell’ Università di Londra hanno utilizzato 88 milioni di letture satellitari per calcolare il volume del ghiaccio marino attorno all’artico. Sebbene il settembre del 2012 abbia segnato il record minimo di estensione glaciale sul mare, in Groenlandia, nello stesso periodo, il ghiaccio autunnale è stato più spesso. Secondo gli studiosi questa sarebbe la prova che il restringimento dell’estensione dei ghiacci non necessariamente conduce ad una diminuzione del loro volume.

Ancorché incoraggianti, i dati rivelano comunque un ammanco di circa il 40 per cento di ghiaccio artico rispetto agli anni ‘70, quando cominciarono i rilevamenti.
I climatologi, infatti, si attendono, per il futuro, che le temperature crescano ancora, a livello planetario. Il confronto e la discussione sono ancora aperti. Benché non manchi chi fa osservare, come il Prof Andy Shepherd, che l’evento del 2013 abbia solo mandato indietro le lancette dell’orologio di qualche anno, ma che la strada è segnata, altri, come Benny Peiser, della Global Warming Policy Foundation, dichiarano che la buona notizia di questo studio è che non c’è un percorso a senso unico, perché, fa osservare l’esperto, ci sono periodi in cui il ghiaccio si può riespandere.

Informazioni aggiuntive

Forse ti interessa anche....