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Le foche al metilmercurio

Gli studi condotti sulla salute del mare ci dicono che questa è a rischio. Soprattutto se nel ciclo dell’inquinamento vengo inclusi, inconsapevolmente, gli altri esseri che negli oceani vivono. Foche e leoni marini, si è scoperto, sarebbero, infatti, attori inconsapevoli di un processo di trasporto del metilmercurio dal mare profondo alle zone costiere.

Uno studio sul metilmercurio della National Academy of Sciences

Il mare è fonte di vita, non solo perché questa lì vi si è sviluppata per la prima volta, ma anche, e soprattutto, perché la metà della popolazione mondiale da questa fonte si nutre.
E’ chiaro quindi che tutto ciò che riguarda la salute del mare riguarda indirettamente anche le specie che ad esso afferiscono, uomo incluso.
Nei documentari che vediamo in Tv esso ci appare azzurro, verde, brulicante di specie, rilassante. Eppure dietro questo mondo blu calmo e frenetico assieme si celano delle insidie per l’uomo, più vicine e più dirette di uno schermo al plasma.
In una ricerca, pubblicata di recente negli atti della National Academy of Sciences, si è posto il problema di come il mare aperto stia trasportando una forma particolarmente tossica di mercurio nelle zone costiere in un modo completamente inaspettato, attraverso la pelliccia di foche e leoni marini.

Il rapporto tra il mercurio e gli organismi marini

L'acqua di mare viene inquinata dal mercurio quando questo viene assorbito da aria inquinata, o quando è scaricato da fonti industriali insieme ad altre sostanze inquinanti. Il mercurio è presente in un certo numero di composti chimici, che sono dannosi se riescono a entrare in un corpo. La pericolosità, in questo caso, sta nel modo in cui il mercurio interagisce con alcuni organismi marini.
L'acqua di mare, infatti, ha piccoli microbi in grado di convertire il mercurio in una forma diversa, nota come 'metilmercurio', che è una forte neurotossina in grado di danneggiare il cervello.

Il metilmercurio nella catena alimentare

Quando uno di questi microbi è consumato dagli animali, il metilmercurio viene trasferito nel suo corpo e quindi può passare da un predatore all'altro attraverso la catena alimentare, e raggiungere infine gli esseri umani. La ricerca ha suggerito che il metilmercurio sta crescendo in alcune aree costiere per un motivo diverso. Questo sarebbe portato dal mare aperto attraverso le foche contaminate e la loro pelliccia. Appare evidente che gli scienziati dovranno da oggi tenere d'occhio i 'punti caldi' di metilmercurio nel mare, che potrebbe portare a frutti di mare contaminati. L’intossicazione di metilmercurio, infatti, può essere un fattore di pericolo per la salute delle donne incinte e bambini piccoli.

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