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Immigrazione: Mediterraneo un bivio emblematico

Battaglia di Lepanto Battaglia di Lepanto
Di nuovo alla ribalta della storia per il fenomeno migratorio, il mare interno, che separa e unisce tre continenti saprà essere l’esempio di una terza via tra l’egoismo dei potenti e la disperazione dei poveri?

Il Grande Mare

Braudel definiva il Mediterraneo “il grande mare”. Uno specchio d’acqua da sempre luogo di incontro e scontro di civiltà. Lo storico francese, nella sua opera “Civiltà e Imperi del Mediterraneo” era giunto alla conclusione, condivisa del resto, che il Mare Nostrum al termine della Battaglia di Lepanto del 1575 tra Spagna e potenze cristiane, da una parte, e l’Impero Ottomano, dall’altra, fosse uscito dalla “grande storia” per vivere, da quella data, un suo percorso parallelo e secondario rispetto al nuovo oceano, l’Atlantico.

Le primavere arabe

Le “primavere arabe” degli ultimi anni hanno tuttavia contribuito a rifare di questo mare interno un rilevante protagonista degli eventi moderni, mutanto il quadro dell'immigrazione in Italia. Gli sbarchi di migranti a Lampedusa ne sono un predicato: 130 mila in Italia nel solo 2014.

Una volta si diceva “mamma li turchi” per indicare l’arrivo dall’altra sponda degli incursori saraceni, razziatori di uomini e di cose. Oggi invece sono persone che cercano di sfuggire alla fame, alla schiavitù, alle persecuzioni religionis causa; persone che spostandosi hanno dato vita ad una “via” della speranza. Il Nord Africa, il Vicino Oriente, il Sahel le terre di partenza.
Sebbene siano differenti i motivi di emigrazione, per tutti è uguale il sogno di ricostruirsi una nuova identità in Europa, per non essere più zimbelli del destino.

Immigrazione in Italia: gli sbarchi a Lampedusa

La crisi economica che stiamo vivendo in Occidente non è nulla in confronto al vissuto di queste genti.
Ed invero, se su scala globale vari indici economici mostrano un graduale processo di allineamento di alcuni fattori, quali la durata della vita media ed il livello di istruzione, il Mediterraneo seguita ad essere un bivio emblematico tra un Nord del mondo ricco ed un Sud in affanno. Permangono, quindi, disuguaglianze socio-economiche che sono poi alla base dell’esodo.

I migranti ambientali oggigiorno

La situazione, oggi, è poi aggravata, dal sopraggiungere di una nuova figura di migrante, quello che scappa per motivi legati ai cambiamenti ambientali. Un soggetto, questo, di difficile categorizzazione, perché l’ambiente diventa causa di fuga solo a seguito di calamità naturali, che alimentano il fenomeno della carenza di terra coltivabile, di acqua, il deterioramento del suolo e la desertificazione. Tutti fattori che mutano in maniera sequenziale l’equilibrio popolazione-risorse.
Sarebbe il caso di chiedersi che cosa potrebbe fare l’UE per risolvere questo problema. La questione non è solo etica, ma anche politica, considerando le ragioni storiche che ci vedono, a causa del colonialismo, parte integrante del tema. Il confronto tra paesi di partenza e di destinazione appare dunque una tappa inevitabile di compensazione e risoluzione del fenomeno, l’unica chiave per aprire, questa volta, una nuova “via” di sviluppo condiviso.

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