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Perché i fiori ci hanno dato un mondo a colori

La cooperazione tra angiosperme (o piante da fiore) e gli insetti è stata un momento fondamentale nel percorso  degli stimoli evolutivi che condussero l’uomo a sviluppare la visione a  colori.
Una mutazione genetica nelle scimmie antropomorfe, accaduta per consentire loro un migliore adattamento allo spazio circostante, è alla base dello spettro cromatico che noi attualmente vediamo.

Un viaggio nel tempo: le prime angiosperme

Angiosperme
Credit by CGP Grey - http://www.cgpgrey.com/
La bella stagione ci invita ad uscire di casa e ci restituisce la sensazione di essere parte di un mondo disegnato per stupirci. La luce, le piante ed i fiori predispongono l’anima e lo spirito a rilassarsi e meglio affrontare lo stress della vita moderna. Ma cosa si cela dietro la nostra capacità di percepire un mondo dai colori così cangianti? Perché, ad esempio, i papaveri, ovunque nei campi, sono rossi? Comprendere l’importanza di questa festa cromatica significa intraprendere un viaggio nel tempo fino a 130 milioni di anni fa, quando le prime angiosperme si diffusero sulla Terra durante il Cretaceo.

In principio la riproduzione di queste era, si potrebbe dire, affidata al caso. Il vento, infatti ne disperdeva il polline ed era fatta. Si trattava, tuttavia, di un sistema estremamente rischioso, come si può immaginare e l’evoluzione si adoperò presto per superarlo. Il modo fu semplice, ma enormemente efficace.

Il vantaggio di un rapporto coevolutivo tra fiori e insetti

Si creò, infatti, un’alleanza tra fiori ed insetti per cui i primi si dotarono di profumi, petali e soprattutto colori ed i secondi, gli insetti, cominciarono a svolgere il ruolo di impollinatori. I fiori, invero, svilupparono i colori per attrarre gli insetti e coinvolgerli nella loro fecondazione. La scoperta di questo comportamento si dovette a John Lubbock, un allievo di Darwin, che osservando i fiori di Lobelia rossi o blu, notò che le api preferivano quelli blu e che mentre quelle si nutrivano attraverso il nettare prodotto dai fiori allo stesso tempo le fecondavano.

Insomma, ci fu un patto tra due regni, pacifico e proficuo per entrambi. Gli entomologi oggi parlano, più che di simbiosi tra colore del fiore e insetto, di un rapporto di coevoluzione: la pianta si riproduce solo con lo specifico insetto che per natura la deve impollinare e questi si nutre solo percependo il fiore della sua pianta. 

Vedere a colori è vantaggioso

I colori hanno rappresentato per tutte le specie l’inizio di una rivoluzione. Attraverso questi, infatti, l’immagine acquista profondità, e quindi oltre alla forma e al movimento, anche dettaglio. Ci danno, insomma, tante informazioni in più sugli oggetti che la compongono. Per spiegare il concetto, si pensi all’esempio del film "Schindler's list", che è in bianco e nero. E bene, il cappottino rosso della bimba in alcuni frammenti,  benché delicato e  sfumato, ci conduce inconsapevolmente ad "estrarla” dal contesto generale e a convogliare la nostra attenzione su quel particolare. Ecco cosa fanno i colori.

I colori nella vista dell’uomo

Assorbanza dei fotorecettori umani per diverse lunghezze d'onda della luce
Assorbanza dei fotorecettori umani per diverse lunghezze d'onda della luce
Credit by http://cnx.org/content/col11496/1.6/
Anche l’uomo è stato interessato da questa innovazione. Il dibattito è in itinere e gli scienziati seguitano ad interrogarsi sul senso di questa evoluzione. Alcuni studi recenti hanno tentato di dimostrare che la visione  del rosso e del verde, ad esempio,  sarebbe stata sviluppata per cogliere le foglie più ricche di nutrienti, contrastando con le tesi precedenti, che si poggiavano sulla esigenza di raccogliere i frutti più maturi.

Per fare chiarezza bisogna prima di tutto dire che la percezione di questi colori nell’uomo è dovuta ad una mutazione avvenuta circa 40 milioni di anni fa in un gruppo di primati da cui sono derivate le scimmie antropomorfe, che più o meno vedono come noi.

Nutrendosi di frutta, è legittimo supporre che avranno ravvisato un grande beneficio dalla capacità di definire l’ambiente circostante cogliendo tutte le differenti sfumature cromatiche.
Inoltre sembra che in principio tutte le tonalità comprese tra verde e rosso venissero osservate come tonalità di giallo, che noi riconosciamo quando sono attivati sia i recettori del rosso che quelli del verde. Il senso di tutto ciò è che senza i colori, per avere informazioni sul mondo, ci dovremmo basare solo sulla forma, non potendo avvertire la differenza, ad esempio, tra il colore della scorza dell’arancia e quello della sua foglia.

Dirimere la controversia se questa evoluzione sia stata impiegata per riconoscere i frutti piuttosto che le foglie è un compito assai arduo, ma considerando il carattere degli scimpanzé, nostri parenti, si potrebbe dire che abbiano ragione tutte e due le tesi.

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