Riuscito a Sydney il primo trapianto di Cuori “morti”

Riuscito a Sydney il primo trapianto di Cuori “morti” Victor Chang Cardiac Research Institute
E’ davvero una svolta epocale, effettuato il primo trapianto di cuore morto della storia. Questo intervento potrebbe salvare il 30% di vite in più in tutto il mondo.
E’ avvenuto in Australia, nel St. Vincent Hospital di Sydney, il primo trapianto al mondo di un cuore che aveva smesso di battere da venti minuti. Solitamente vengono utilizzati organi di pazienti il cui cuore continua a battere e la tecnica Ddac (Donatore deceduto dopo arresto cardiocircolatorio) era stata abbandonata dopo i primi trapianti effettuati negli anni Sessanta.

Il trapianto è stato possibile grazie ad una macchina “Heart in a box” (letteralmente significa “cuore in scatola”), che ha ripristinato le funzioni del cuore fermo da venti minuti, e che poi è stato trapiantato. La macchina permette di tenere a caldo il cuore, ripristinare il battito cardiaco, e con l’aiuto di un fluido nutriente ridurre i danni del muscolo.

cuore

Il primo fortunato, a ricevere il cuore “morto” rimesso in vita, è stato un individuo di 57 anni affetto da insufficienza cardiaca congenita che dopo il trapianto ha dichiarato di sentirsi “dieci anni in meno e una persona diversa”.

La procedura tradizionale di trapianto di cuore dopo la morte cerebrale, quindi l’organo è ancora in vita, è quella di tenere il cuore per circa quattro ore nel ghiaccio per poi trapiantarlo. Grazie alla 'Heart in a box' si potrebbe salvare fino al 30% di vite in più in tutto il mondo aumentando il numero di organi disponibili.

Finora, solo tre persone hanno ricevuto un cuore “morto", per cui la tecnica non è ancora un punto fermo da poter applicare negli ospedali. Due di questi, un uomo e una donna, si sono già ripresi bene e il terzo è ancora in terapia intensiva. Gli interventi sono stati eseguiti dal chirurgo cardiotoracico Kumud Dhital affiancato da MacDonald.

L’equipe medica lavorava a questo progetto da 20 anni e particolarmente negli ultimi quattro. Questi trapianti sono il risultato di una ricerca congiunta tra il Victor Chang Cardiac Research Institute e l'ospedale di St Vincent.

La tecnica ci offre la possibilità di far sì che il cuore rimanga nelle condizioni ottimali per il trapianto anche dopo le classiche quattro ore limite per quelli prelevati in condizioni normali. Questo permetterebbe di renderlo disponibile anche per pazienti molto lontani da dove viene effettuato l'espianto.
Il trapianto di cuore morto è il più grande passo avanti nel mondo dei trapianti dell’ultimo decennio.
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